Demicrosoftizzazione
Perché È Tempo di Liberarsi dal Monopolio Microsoft
La demicrosoftizzazione è la scelta di ridurre o eliminare la dipendenza dall’ecosistema Microsoft (Windows, Office, Outlook, OneDrive, Azure, ecc.) e di sostituirlo con soluzioni open source. L’obiettivo è recuperare il controllo sui propri dati, ridurre i costi di licenza e sostenere il software libero. Negli ultimi anni questo concetto (simile alla degooglizzazione) è diventato di tendenza tra utenti “privacy-first” e piccole realtà come una «rivoluzione tecnologica» necessaria. In pratica, demicrosoftizzare significa adottare sistemi operativi alternativi come Linux, suite per ufficio libere (LibreOffice, OnlyOffice), client di posta open (Thunderbird, Tutanota), cloud privati (Nextcloud) e altri tool non proprietari. Il risultato è un’architettura informatica dove l’utente controlla totalmente i dati e il software utilizzato, anziché subire le politiche di un unico fornitore.
Microsoft e l’IA: integrazione forzata e rischi

Microsoft sta spingendo il suo assistente AI “Copilot” ovunque: in Windows 11, in Edge, in Bing e persino nella suite Microsoft 365. Il risultato è un’assistente AI praticamente ovunque nell’ecosistema Windows a cui gli utenti non hanno chiesto esplicitamente di aderire. Solo le aziende con licenze enterprise possono rimuovere del tutto Copilot da Windows 11; gli altri utenti possono solo limitarne la visibilità, senza poterlo disinstallare completamente. Addirittura aggiornamenti per Smart TV di terze parti (es. LG) hanno aggiunto scorciatoie non rimovibili per aprire Copilot, rimosse solo dopo le proteste degli utenti. Anche sul fronte costi, Microsoft è stata accusata di aver indotto milioni di utenti a passare a piani più cari: in Australia l’autorità antitrust ha citato Microsoft perché, al momento dell’aumento del 45% del prezzo di Office 365, non venne svelato che esisteva ancora un piano più economico “classico” senza Copilot. In pratica molti clienti hanno scoperto che, per evitare di pagare di più, avrebbero dovuto annullare l’abbonamento un’opzione svelata solo al termine del processo di cancellazione.
Possibili effetti collaterali: l’approccio di Microsoft espone a rischi concreti per utenti e società.
- Sorveglianza e privacy: funzioni come il Recall di Copilot scattano continuamente screenshot delle attività dell’utente, inviandoli ai server Microsoft. Un’esperta di cybersecurity lo ha definito «spyware» e «massiva violazione della privacy». Per le critiche ricevute Microsoft ha reso il Recall opzionale ed ha promesso controlli più stretti, ma la caratteristica rimane intrusiva per il modello. Anche il Congresso USA ha reagito: il ramo legislativo ne ha vietato l’uso ai propri dipendenti per timori di fughe di dati verso servizi cloud esterni.
- Perdita di controllo sui dati: Copilot aggrega liberamente dati dal pacchetto Microsoft 365 dell’utente. Se le autorizzazioni non sono gestite con cura, Copilot può accedere involontariamente a file riservati personali e documenti di lavoro. Ad esempio, LinkedIn aggiornato inizierà a usare automaticamente i dati degli utenti UE per addestrare modelli AI, a meno che gli utenti non rinuncino esplicitamente. In pratica l’utente subisce una “opt-out” di fatto: i propri dati vengono usati di default nell’IA.
In conclusione, la strategia di Microsoft di integrare l’IA in modo esteso e poco trasparente solleva seri dubbi. L’obiettivo di marketing e controllo appare, in molti casi, superiore all’effettivo beneficio per l’utente: i nuovi strumenti finiscono per costare di più (letteralmente, nei piani di abbonamento), generare prodotti di minor qualità e stringere ancora di più l’azienda sul ciclo dei nostri dati personali. Servono vigilanza e garanzie, perché l’IA non diventi un’espansione delle pratiche di sorveglianza e un’ulteriore fonte di “slop” nell’ecosistema digitale
Perché demicrosoftizzare?
Negli ultimi anni Microsoft ha alzato i prezzi delle sue licenze in modo significativo. A luglio 2026, ad esempio, le sottoscrizioni Microsoft 365 Business Basic aumenteranno del 16,7% (da 6 a 7$ al mese per utente) e Business Standard del 12%. Anche le licenze on-premises hanno subito rincari: da luglio 2025 tutti i server Exchange/SharePoint/Skype on-prem aumenteranno del 10%, e i pacchetti CAL fino al +20%. Microsoft sta inoltre eliminando sconti volumetrici (a partire da novembre 2025 non ci saranno più prezzi a scalare nei contratti Enterprise/MPSA e ha tagliato gradualmente le licenze gratuite per no-profit. In pratica, il vendor lock-in permette a Microsoft di «testare la soglia del dolore»: clienti vincolati alla piattaforma pagheranno sempre di più.
La privacy è un’altra motivazione chiave. Indagini indipendenti e autorità di controllo europee hanno scoperto gravi violazioni nei servizi cloud di Microsoft. L’Autorità austriaca per la privacy (DSB) ha concluso che Microsoft 365 Education viola il GDPR, ad esempio tracciando gli studenti con cookie “illegali” senza consenso e negando loro l’accesso completo ai dati personali. In Germania, la Conferenza dei Garanti (DSK) ha stabilito che le condizioni contrattuali di Microsoft 365 non soddisfano la GDPR e “non è adatto all’uso conforme” nelle scuole. Infine in Svizzera i funzionari per la protezione dei dati sconsigliano servizi cloud statunitensi (Microsoft 365, AWS, Google) per la mancanza di crittografia end-to-end, sottolineando però che anche i dati su server svizzeri possono finire essere spiati sotto il Cloud Act.
Sul fronte dei vantaggi, passare a software libero può far risparmiare molto. Basti pensare al caso dello Schleswig-Holstein: questo stato tedesco ha completato l’80% della migrazione da Office a LibreOffice e prevede oltre 15 milioni di euro di risparmi annui sulle licenze. Rispetto a Microsoft Office, LibreOffice e suite analoghe offrono piena compatibilità con i formati comuni (docx, xlsx, pptx) pur non richiedendo costose licenze. Si guadagna inoltre un ecosistema aperto e flessibile: ogni servizio può essere personalizzato o sostituito senza vincoli proprietari. Per tutte queste ragioni: minori costi, maggiore privacy e libertà di personalizzazione, molti governi e aziende stanno valutando le alternative Open Source. Ad esempio il ministero digitale della Danimarca sta passando da Microsoft a LibreOffice. e la commissione Europea ha valutato come strategica l'utilizzo di soluzioni open source per la sovranità digitale.
Come iniziare la demicrosoftizzazione

- Sostituire Windows con Linux: esistono molte distribuzioni Linux user-friendly (Ufficio Zero, Ubuntu, Fedora, Mint, ecc.) che funzionano su PC e portatili. Linux offre più controllo sul sistema operativo, aggiornamenti sicuri e nessun costo di licenza. Puoi scegliere la distibuzione ideale anche su linux.it
- Passare da Office 365 a LibreOffice/OnlyOffice o CryptPad: LibreOffice è una suite completa compatibile con i formati Office e utilizzata da governi (ad es. il caso Schleswig-Holstein). OnlyOffice è un’altra opzione avanzata, anche self-hostable mentre un'ottima soluzione online criptata è CryptPad.
- Sostituire Outlook con client open-source: programmi come Thunderbird (Mozilla) o Evolution (GNOME) possono gestire email, calendario e contatti senza richiedere un account Microsoft.
- Spazio cloud privato: anziché OneDrive/SharePoint si può usare Nextcloud o ownCloud, che consentono di ospitare file su un proprio server. Il vantaggio è totale controllo sui dati: come spiega la community di Nextcloud, «gestisci da solo tutti i tuoi dati, non devi fidarti di nessuna azienda».
- Alternative ad Azure: per infrastrutture cloud o server si può scegliere provider open (DigitalOcean, Linode) o costruire un proprio cloud privato (es. Kubernetes in locale).
- Sostituire altri servizi: motori di ricerca alternativi come SearXNG o DuckDuckGo (ad es. istanze pubbliche come searxng.devol.it), browser open (Brave, Firefox e altri browsee etici), mappe libere (OpenStreetMap), soluzioni di videoconferenza sicura (Jitsi Meet, BigBlueButton) e sistemi di posta crittografata (Tutanota, ProtonMail) completano l’ecosistema. L’importante è procedere per passi: testare le alternative, formare il personale e pianificare la migrazione per minimizzare intoppi.
Vantaggi della demicrosoftizzazione
- Risparmio sui costi – Eliminando licenze Microsoft si tagliano spese ricorrenti. Nessun canone Office/Windows da pagare significa ridurre i costi IT a medio-lungo termine.
- Maggiore autonomia – Con software open source ogni azienda o istituzione può personalizzare e controllare il codice, scegliendo esattamente cosa installare. Non si è più vincolati alle scelte del produttore.
- Migliore privacy e sicurezza – I prodotti alternativi solitamente non tracciano gli utenti. Per esempio, ospitare le email in un server proprio o usare client crittografati (come Tutanota o Proton) riduce il rischio di fughe di dati. Come ha sottolineato l’avvocato Matthias Baenz, «la comunicazione criptata non è un optional, ma un dovere». Questo significa che affidarsi a soluzioni sicure garantisce pratiche di privacy by design non ottenibili in Outlook o Teams.
- Ecosistema aperto – Con risorse libere si può integrare facilmente strumenti diversi senza blocchi proprietari. La scelta è ampia (da Linux a LibreOffice a Nextcloud) e spinge alla sovranità digitale: mantenere dati sensibili all’interno dei propri confini legali è fondamentale. La decisione della Svizzera di scoraggiare Azure e Microsoft 365 è un esempio lampante dell’importanza di questo principio.
Svantaggi e considerazioni
Passare da Microsoft richiede formazione e adattamento. Gli utenti abituati a Office e Windows dovranno imparare nuovi software, operazione che può richiedere tempo e risorse. Inoltre non tutti i software proprietari hanno equivalenti perfetti: alcune applicazioni di nicchia o file con macro molto complesse potrebbero non funzionare esattamente allo stesso modo. Infine va valutato il rapporto costi/benefici iniziale: investire in migrazione (ad es. nuovi server, formazione del personale) è un investimento che si ammortizza nel tempo grazie al risparmio delle licenze.
La demicrosoftizzazione come scelta strategica
Gli aumenti progressivi di prezzo da parte di Microsoft hanno reso urgente il tema per aziende, scuole e enti pubblici. Il “vendor lock-in” di decenni ha permesso a queste Big Tech di imporsi sulle infrastrutture critiche e ora impone scelte difficili, Microsoft vuole guadagnare di più con i clienti esistenti. Tuttavia questa dipendenza alimenta la spinta verso la sovranità digitale europea. L’aumento previsto dei prezzi Microsoft 365 dal 2026 (fino al +33% per alcuni piani) agisce come campanello d’allarme: ora molte organizzazioni si stanno interrogando quando cercare alternative.
L’esperienza concreta dimostra che il cambiamento è possibile. Oltre allo Schleswig-Holstein, anche la Danimarca ha già intrapreso la migrazione verso il software libero. In definitiva, la scelta di demicrosoftizzare è “potere” di decidere come gestire dati e strumenti: in un mercato dove una singola azienda impone le regole, riconquistare quell’autonomia migliora sicurezza e controllo. Il passaggio va preparato gradualmente, con test, backup e formazione, ma i benefici in termini di indipendenza digitale sono molto concreti.
Risorse Utili
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